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1947, quando il Portogallo firmò la storia

Domenica scorsa il Portogallo ha alzato al cielo l’ultima edizione della Coppa del Mondo, battendo l’Argentina ai rigori. Un trionfo che è stato festeggiato dall’intero paese, capeggiato dal Presidente Marcelo Rebelo de Sousa che ha omaggiato i campioni, Angelo Girao in testa.

Per i rossoverdi si è trattato della vittoria numero 16, un numero di successi notevole. Ma quando è nato il mito dell’hockey nel paese di Helder Nunes?

La risposta è semplice: il 21 maggio del 1947. Quel giorno il Pavilhao dos Desportos era stracolmo. Si narra di oltre 10 mila spettatori pronti a festeggiare la propria Nazionale, altrettanti fuori, incollati alle radio. E un intero paese pronto a fare festa.

Lisboa 1947, si gioca il primo mondiale in terra iberica

La terza edizione dei Campionati del Mondo viene disputata a Lisbona dal 17 al 24 maggio del 1947. Le prime due furono vinte dall’Inghilterra, sempre davanti all’Italia. A Stoccarda ‘36, in pieno regime Nazista, il successo di Walker e compagni giunse con un solo punto di vantaggio. Nel 1939 a Montreux, culla mondiale della disciplina insieme a Herne Bay, il divario per i maestri d’oltremanica fu più ampio.

Un’azione del Mondiale di Lisbona ’47: il palazzetto sarà sempre esaurito in ogni giornata

Poi giunse la guerra, che stroncò il dominio inglese ribaltando i valori mondiali, evidenziando i miglioramenti della disciplina compiuti nella penisola Iberica.

L’hockey fa innamorare i portoghesi

A Lisbona l’attesa per vedere all’opera la selezione di hoquei em patins era a dir poco frenetica. Ad aumentare la curiosità verso la selezione hockeistica ci pensò la nazionale di calcio, umiliata dai maestri inglesi con un pesante 10-0. I tempi di Cristiano Ronaldo erano ancora lontani e Sir Matthews dominava la scena, con una squadra che stava terminando il suo “splendido isolamento”. Tra le pieghe di quella gara troviamo un personaggio speciale: Jesus Correia, che, impegnato nel Mondiale con il Portogallo di hockey, abbandonò il ritiro per giocare la la sfida contro gli inglesi su un campo di calcio, in una situazione unica nel tempo.

Il mondiale fu voluto fortemente dal regime di Salazar, fervido amante della disciplina. Il dittatore era leader di una corrente che stritolava il Portogallo in una morsa “ispirata” al fascismo, sopprimendo i sindacati, la libertà di stampa ed ogni altro tipo di opposizione politica che potesse danneggiare l’egemonia del regime. Ma ad unire il paese fu ancora una volta lo sport, in particolare l’hockey.

Rtpi nel 1972 dedica un’intervista ai campioni del ’47

A questo link trovate l’intervista eseguita da Rtpi nel 1972 ai campioni del Mondo ’47
https://arquivos.rtp.pt/conteudos/um-dia-com-primeiros-campeoes-do-mundo-de-hoquei-em-patins-1947/

Tratto dal libro “Hockey pista, un grande romanzo

Il Portogallo pone la prima pietra della sua leggendaria storia

(…) Il 18 Maggio del 1947 si disputò Portogallo – Spagna, il primo di una infinita sfida che ancor oggi caratterizza l’hockey mondiale. I padroni di casa volavano letteralmente e mentre il Pavilhao era pieno oltre ogni immaginazione, il resto della nazione seguì la sfida alla radio: ci fosse stato un dato dello share, saremmo stati intorno all’80%.

Dopo pochi minuti l’italiano Mutti, arbitro dell’incontro, concesse una punizione al limite agli spagnoli, che protestarono vivacemente, ritenendo il fallo dentro l’area. Le storie tese in terra iberica iniziarono proprio in quell’istante. Il tiro scagliato da Trias era di una potenza inaudita, ma colpì il palo, salvando Cipriano Dos Santos. La Spagna teneva bene l’incontro, con i padroni di casa che faticavano a trovare varchi, ma al sesto minuto l’equilibrio venne rotto dal diagonale vincente di Jesus Correia. Gli spagnoli iniziarono la ripresa all’arrembaggio e Tito Màs infilò il meritato 1-1. La gara si disputava in un clima di grande sportività, con il pubblico intento nell’applaudire sonoramente il portiere spagnolo Nadal, colpito alla gola da una violenta pallinata. Dopo 8 minuti di sosta si riprese a giocare e alla prima azione il Portogallo passò con Correia Dos Santos, autore del 2-1 definitivo.

(…) Il pattinaggio dei portoghesi era stupefacente, sembravano danzare sulle rotelle, in un movimento armonico e aciclico che ad ogni azione proponeva una nuova soluzione. Così, difendere contro i lusitani, diventava un’impresa ardua. Kullmann impazziva nel chiudere tutti i varchi, con le buone e anche con le cattive maniere. Ma era un galantuomo e veniva rispettato da ogni avversario, anche quando gli interventi si facevano più aspri. L’intensità era elevata. A rompere il ghiaccio ci pensò Correia Dos Santos, a cui rispose un gran gol di Poser. Il Portogallo ebbe però il sopravvento e allungò con una doppietta di Jesus Correia. Il 3-2 lo firmò Bettini, ma l’assalto finale alla porta di Cipriano Dos Santos risultò vano: il portiere portoghese sembrava possedere i tentacoli, come dichiarerà Lino Grassi.

I padroni di casa continuarono nella loro dimostrazione di potenza, spazzando via 3-0 anche l’Inghilterra, evidentemente stanca dopo aver giocato (e perso 4-3) poche ore prima contro l’Italia. Il Mondiale si concluse con l’incontenibile gioia dei portoghesi, che festeggiarono tutta la notte per le strade del paese.

Il Portogallo era appena entrato nella storia e la squadra assunse i cromosomi di una leggenda. Ancora oggi si raccontano favole su quella squadra, capace di incantare un’intera generazione e tutti i protagonisti della vittoria del ’47 nel corso degli anni sono stati celebrati ripetutamente in ogni angolo del paese. Il portiere Cipriano Dos Santos era l’anima del Sintra. Costruito in casa nel piccolo club, con quel viso tondo e simpatico, era un autentico “muro”, antesignano di una grande stirpe di portieri lusitani. A fornire la maggior quantità di talenti era però il Paço d’Arcos, che in quegli anni dominava il palcoscenico nazionale, grazie all’apporto del portiere Emidio Pinto, di Correia Dos Santos e Jesus Correia. Ai tre atleti verrà anche dedicata una statua, che a tutt’oggi è posizionata nel Jardim da Praceta Dionísio dos Santos Matias nella cittadina (…).

Paolo Virdi

(Hockey pista un grande Romanzo – Linee infinite edizioni)


L’Italia e la visita di Re Umberto

Durante il Mondiale di Lisbona avvenne un particolare curioso: ad assistere alla gare della Nazionale italiana presenziò il Principe Umberto II di Savoia, “esiliato” dopo la vittoria della Repubblica nel Referendum del ’46.

La Nazionale italiana ricevette il saluto del Principe Umberto, esiliato in Portogallo dopo le elezioni del ’46

Durante i Campionati del Mondo, Umberto II si precipitò negli spogliatoi per salutare i compaesani che militavano nella selezione di hockey pista. Questo il racconto, narrato con un pizzico di fantasia in Hockey pista, un grande romanzo , ma le cui fonti provengono dalla grande collezione di Luigino Kullmann, eroe di quella Nazionale.

(…) Al fischio d’inizio la politica venne accantonata e si tornò a pensare solamente allo sport. Gli Azzurri ostentavano grande sicurezza e in pista non ci fu partita. Il trio triestino Poser – Cergol – Bertuzzi piazzò un break risolutore già a fine primo tempo. I rossogialloneri tornarono sotto con Bogaerts, ma un chirurgico rigore di Kullmann risolse definitivamente la questione. Il match finì 4-3, con qualche patema di troppo per Grassi, ma l’Italia restava a punteggio pieno e nella testa c’era già la successiva sfida alla Francia.

La squadra salutò il pubblico, si rifocillò con dell’acqua fresca messa puntualmente a disposizione dall’impeccabile organizzazione e rientrò negli spogliatoi. Lino Grassi si attardò, venendo avvicinato dall’arbitro ed ex Consigliere Federale, De Filippi: “Ragazzi, Re Umberto sta scendendo per porgervi un saluto. Aspettate a farvi la doccia, mettete un po’ in ordine e accoglietelo nel migliore dei modi, mi raccomando!”. Cergol, il più accigliato della compagnia sembrava sbuffare, ma venne convinto da Kullmann “Mario, cosa ci vuoi fare? Ormai lui non conta più nulla, la Monarchia non ha più alcun potere e poi, con il fascismo e il casino che abbiamo avuto, sistemare Trieste non era facile. In fin dei conti vive anche lui da esiliato”. Certo, quello di Umberto II era un confino dorato, seppur triste e malinconico.

Il figlio di Vittorio Emanuele III si presentò negli spogliatoi con un grande sorriso, mentre la compagnia scattò in piedi “Compatrioti! Siete veramente dei meravigliosi atleti, mi congratulo con voi! Mi sono divertito, siete testimoni di una disciplina davvero straordinaria!” affermò orgoglioso mentre passava in rassegna gli Azzurri. Partì da Grassi, portiere fenomenale, quasi coetaneo dell’ex sovrano. Poi il vice Massironi, monzese doc. Al suo fianco il giovane Bettini, emozionato come un bimbo, poi Castoldi, che non smetteva di fare inchini. Infine giunse di fronte al numero 3 “Sua altezza che onore, sono Luigino Kull…” ma venne interrotto da Re Umberto “Certo! Kullmann! Sa, ho seguito la sua carriera, i giornali qui a Lisbona hanno parlato molto di lei, la definiscono il centromediano più forte del Mondo. Ovviamente dopo il loro…” Il monzese spalancò gli occhi, venendo colto da un attimo d’imbarazzo. (…)

Paolo Virdi

Il seguito della storia la potete leggere su Hockey pista, un grande romanzoLinee infinite edizioni

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