Campionati del Mondo

1989 la Spagna vince a sorpresa il Mondiale!

A San Juan tutti si aspettavano l’ennesima riconferma dell’Italia, ma come spesso accade nella storia hockeistica iridata, la Spagna si rialza e vince

Joan Enrique Torner: fenomeno assoluto!

Si entra negli anni dispari. L’Olimpiade (l’unica purtroppo) costringe l’hockey agli straordinari ed il calendario internazionale subisce uno sostanziale stravolgimento. In pratica tra l’ottobre 89 e l’agosto del ’92 vengono disputati ben 5 grandi tornei (due Mondiali, due Europei ed una Olimpiade).

Il torneo iridato torna a San Juan: ancora una volta però ad imporsi non sono i padroni di casa, bensì una Spagna che finalmente riesce ad trionfare dopo anni di insuccessi,

Dal 1989 le novità sono sostanziali e finalmente anche nell’hockey viene introdotta la finale. Una gara senza replica, unica, che resterà nella storia. Le partecipanti sono 12, suddivise in 2 gironi dai quali si qualificano le prime 4. E ad imporsi nella prima finale della storia è la Spagna.

Il libro 50 minuti di gloria recita (…) “L’Italia agguanta il bronzo, ben poca cosa dopo 5 anni di dominio. Gli Azzurri partono benissimo: il Portogallo viene battuto per 2-0, con Bibi Milani, a cui Massari ha dato fiducia nonostante i campionato incolore con il Bassano, che segna al 10′. (…) arriva il raddoppio di Enrico Mariotti che sigilla il 2-0 e Azzurri possono cominciare il mondiale con una grande vittoria.

Nel frattempo gli spettatori hanno riempito il palazzetto, così la Spagna è costretta a giocare in una bolgia e deve arrendersi al cospetto dell’Argentina: partono forte i padroni di casa, che hanno molta più confidenza nella pista rispetto alle furie rosse, restistono anche all’assalto di Ayats e compagni, chiudendo con una brillante vittoria per 3-2″.

I padroni di casa dopo aver vinto il girone a mani basse, cadono in maniera incredibile nei quarti di finale (…) Il palazzo dello sport di San Juan è un catino bollente: si attende l’imbattuta Argentina, che non ha meravigliato finora, ma sembra che il Cile sia nettamente alla sua portata. Invece i cileni la faranno grossa: dopo 2’ segna Sinsay, mettendo in crisi l’albiceleste, che deve attaccare una difesa serrata. Gomez cambia Pablo Cairo con Allende e Gabriel Cairo prende il posto di Roldàn. L’assalto alla porta di Espinoza si fa più efficace e prima Diego Allende pareggia al 17’, poi, al 5’ della ripresa, arriva il 2-1 siglato da Luz. Si pensa alla semifinale, dove gli argentini, avendo fatto bene i conti, eviterebbero l’Italia e troverebbero i portoghesi. Invece i padroni di casa fanno conoscenza con qualcuno che in Italia si è già fatto conoscere: è Osvaldo Rodriguez, che di rapina pareggia al 16’30”. I padroni di casa si gettano all’assalto, ma la beffa è dietro l’angolo: Chico Rodriguez tira dalla sua metà pista. Un alleggerimento, forse poco più, che viene deviato da un difensore quel tanto che basta per prendere una parabola assurda e beffare prima Hidalgo, poi un intera nazione” (…).

L’Italia ha ragione dell’Olanda per 7-1, la Spagna regola gli USA 6-1, mentre i portoghesi vincono facilmente 10-3 con la Germania.

Clamorosamente Spagna e Portogallo, dopo aver perduto all’esordio contro Italia e Argentina, si giocano la finale. Paolo Virdi, in 50′ di gloria la racconta così  (…) Dopo 1’ del primo tempo supplementare Antonio Alves perde la sfera tra il pressing di Pujalte ed Avecilla: il numero 7 delle furie rosse  dall’angolo alto di  sinistra sorprende Franklin con un tiro accompagnato in corsa. Il Portogallo per 4’ mette tiene la Spagna nella sua area: gli arbitri non fischiano nulla e Huelves compie un paio di buoni interventi. Ma i lusitani commettono un errore gravissimo: al 5’00” Almeida rinvia una pallina dopo un incursione di Pujalte. Il suo lancio viene intercettato da Toni Rovira, che al volo infila un missile alle spalle di Franklin. A 2’30” Alves ruba una sfera dalla sinistra a Torner e si invola in contropiede, servendo Realista, che sigla in 2-1 finale, nonostante l’assalto portoghese, che a 50” dalla fine va vicino al pareggio con Antonio Alves e con una girata di Vitor Hugo. Ma il trionfo spagnolo arriva con un anno di ritardo rispetto a La Coruna ’88, come lo stesso Carlos Trullols dirà, nel rientro trionfante in patria (…).

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