Coppa dei Campioni,  Partite storiche

Al Voltregà la prima finale di Coppa dei Campioni


24 ottobre 1965 a Parigi nasce la Coppa dei Campioni

L’hockey cresce, prende spunto – come spesso accade – dal calcio e dal basket e finalmente inaugura la sua prima Coppa dei Campioni, tradotto nel gergo iberico vincente di Copa Europa, oppure Taça de Campeoes, quando saranno i portoghesi a contendere il trono alle formazioni spagnole.

La più grande manifestazione per club nasce ufficialmente la sera del 24 ottobre 1965 a Parigi, nel salone del Comitato Olimpico francese. La massima federazione mondiale si era radunata per discutere e ratificare il Campionato del Mondo, che viene assegnato per la prima volta al Brasile e il 7° Europeo Juniores a Gijon, dove veniva inaugurato il nuovo palasport.

All’ultimo paragrafo dell’ordine del giorno vi era annotato anche l’ipotesi di avvio della prima edizione della Coppa dei Campioni, che il giorno precedente aveva chiuso le iscrizioni, raggiungendo il numero minimo di quattro club, che Don Victoriano Oliveras de la riva, presidente del Club Patì Voltregà, società che aveva contribuito a formare nel 1955, nonché massimo dirigente dell’Espanol.

L’annuncio del potente presidente della FISR venne fatto un po’ in sordina, a fine operazioni. La manifestazione vede al via gli spagnoli del Voltregà, vincitore della Liga e della Copa del Generalisimo, i francesi del Gujan Mestras di Bordeaux, i tedeschi dell’Herten e il Candy Monza, trionfatore nel campionato italiano chiuso al fotofinish. I brianzoli, grazie ad un cammino interno immacolato, si lasciano alle spalle per un solo punto Novara e Amatori Modena e a tre lunghezze la Triestina. Mancano all’appello i portoghesi, che arrivano tardi con l’appuntamento all’iscrizione e “bucano” clamorosamente la prima edizione.

28 Novembre 1965, la prima partita ufficiale

Il debutto è fissato per la sera del 28 novembre 1965. Un periodo abbastanza inusuale per uno sport che generalmente viene giocato da aprile a ottobre, con l’esclusione assoluta dei mesi invernali. Basti pensare che la serie A chiuse i battenti il 18 settembre (anche se il 25 l’epilogo lo diedero Novara e Triestina, in un’inutile spareggio per il terzo posto).

Le prime due gare della storia europea dell’hockey si giocano al Parque Deportivo de Industrias Riva, pieno all’inverosimile, da un pubblico caldissimo. Il Voltregà gode dei favori del pronostico, forte di un quintetto che ha acquisito grande esperienza in campo internazionale. I club voltreganes, allenato dal volte campione iridato Jorge Trias, vanta quattro campioni del Mondo in carica: il portiere Roberto Vilella, Josè Maria Salarich, Josep Barguño e Umbert Ferrer, con il fratello Francesc a completamento di un quintetto che nella stagione precedente si è permessa il lusso di dominare Liga e Copa del Generalisimo.

I girondini provano una difesa estrema, cercando di difendere e colpire in contropiede. Una tattica che porta discreti frutti nella prima parte di gioco, fino a quando la qualità fa la differenza.

I fratelli Francesc e Umbert Ferrer. Francesc è conosciuto come Ferrer I, per aver due anni in più di Umbert

La prima rete della competizione viene realizzata da Josep Barguño, a suguire Salarich e Umbert Ferrer, conosciuto come Ferrer II, di due anni più giovane del germà Francesc. Nella ripresa i francesi calano inevitabilmente alla distanza, consentendo al Voltregà di dilagare fino al 13-2. Alla fine Salarich chiuderà con 6 reti all’attivo, Ferrer 3, Barguño 2, mentre s’inscrive nel tabellino dei marcatori anche Antonio Parella. I francesi, firmeranno due reti, con Leonard e Brouchet.  Ad onor di firma questa la formazione girondina che ha preso parte alla prima gara di Coppa dei Campioni: Castandet, Làfon, Dervihade, Ebieze, Leonard, Brouchet, Mora e Canel.

L’altra “prima ufficiale” si gioca quasi in contemporanea sulla pista dell’Herten. Formazione rocciosa, della Vestfalia. Gente abituata al duro lavoro nella Rhur, che gioca con pochi fronzoli e che non brilla per i convenevoli.In Germania le cose si mettono subito bene, con Bosisio bravo a piazzare due zampate vincenti. Ce le descrive Giandomenico Barzaghi, grande giornalista monzese, le cui parole sono state riportate in un memoriale firmato da Mario Bronati “Giandomenico Barzaghi (che potete leggere a questo link https://www.ilcittadinomb.it/stories/Sport/mi-ritorni-in-mente-hockey-1966quel-volo-fino-alla-coppa-campioni_1239948_11/ ) “Già i preliminari della partita spiegano quale sia stato il trattamento usato dall’Herten nei confronti degli ospiti che, benché giunti sul posto alle 13 di venerdì, soltanto il pomeriggio del giorno seguente hanno avuto la possibilità di visitare il campo di gioco scoprendo l’insidia che vi si celava: oltre a non essere regolare, la pista è in parquet e quindi oltremodo scorrevole tanto da richiedere speciali ruote di caucciù ai pattini onde determinare il necessario attrito per le frenate. Infatti i tedeschi si erano in tal senso cautelati, mentre i monzesi sono stati costretti a calzare i normali pattini con ruote di plastica restando così fortemente handicappati nel gioco perché indotti ad usare la massima prudenza onde evitare pericolose cadute. Invano gli ospiti hanno poi chiesto di spargere almeno del gesso sulla pista al fine di ovviare in parte la scivolosità, e solo dopo l’intervento della polizia i monzesi riuscivano a buttarne qualche manciata nell’area di porta”. Ma i padroni di casa “avevano in serbo altre e sempre sgradite sorprese. Ad esempio, l’ingiustificati prolungamento dell’incontro di circa dieci minuti, avendo il cronometrista non ufficiale (per la precisione un dirigente dell’Herten) fermato le lancette, col pretesto dell’infortunio di Bosisio, nella speranza che i tedeschi, giunti sul 3-5, potessero compiere la rimonta; infine il gioco violento ed intimidatorio praticato dai locali e di cui hanno fatto le spese un po’ tutti biancorossi ma specialmente Bosisio che, colpito al 18’ della ripresa da una bastonata al viso, doveva essere trasportato subito in ospedale per medicare la vasta ferita riportata allo zigomo. Ciononostante, il Candy Monza non è venuto meno al pronostico vincendo per 6-3 grazie alle tre doppiette di Bortolini, Pessina e Bosisio”.

Finirà 6- 3 e anche in questo caso citiamo le formazioni che sono scese in pista: Herten Struckersberg, (Hagenacken), Strangteld, Feldmann, Wobbe, Kowolik, Feldhege, Lucke. Per il Candy Monza Piazza tra i pali (Motta come vice), Bosisio, Maiocchi, Bortolini, Pessina, Levati e Villa, ovvero gli 8 che vantano lo scudetto cucito sul petto.

Il ritorno si gioca a campi invertiti in un gelido 5 dicembre. Per il Voltregà la trasferta a Bordeaux sarà più simile ad una gita assaggiando buon vino, che ad una impegnativa trasferta europea, come recita il 9-1 finale.

A Monza le cose non funzioneranno certo diversamente, con Bosisio e compagni che vincono senza soffrire con un netto 5-0, grazie alla tripletta di Maiocchi e alle reti di Bosisio e Pessina.

Il pezzo della Gazzetta dello sport sulla prima finale della storia

La finale è scontata

La prima finale si gioca il 45 aprile in Via Boccaccio. L’arena all’aperto è gremita di monzesi pronti a sostenere la propria squadra. Nell’immaginario collettivo una vittoria resta un sogno, perché la forza del Voltregà, che schiera 4 campioni del Mondo, è chiara. Dall’altra parte Trias non si fida: “Non so se riusciremo a vincere, potremmo anche essere felici per un pareggio, perché la pista italiana non sarà certamente facile da affrontare”.  In pista le fasi di studio dureranno solo 3 minuti, il tempo utile a Salarich per battere Piazza, segnando il primo gol della storia in una finale di Coppa dei Campioni.

Il Monza reagisce impattando con Maiocchi, ma subisce la progressiva foga dei catalani, che piazzano un break sul finire del primo tempo con Salarich e Ferrer I. Ed è proprio il più grande dei fratelli Ferrer, Francesc, a realizzare altre tre reti, mentre Villa realizzava il 6-2 finale.

Il 24 aprile del 1966 l’hockey europeo assegna la prima Coppa dei Campioni della storia. Ad aggiudicarsela in un match praticamente senza storia, sono gli spagnoli del Voltregà, che in un Parque Deportivo de Industrias Riva “lleno a rebosar”, pieno in fino ad esplodere, alzano il primo trofeo.

Per il Candy Monza le possibilità di ribaltare il punteggio contro un avversario tecnicamente fortissimo, sono ridotte al lumicino. Probabilità che rasenta lo zero quando le due compagini scendono in pista e il Voltregà “nega” la pallina agli italiani, che faticano a recuperare la sfera e mettere in fila qualche passaggio. I blancoazul vantano grande tecnica e un pattinaggio sopraffino e non si scompongono nemmeno quando Bortolini firma lo 0-1 dopo 3 minuti. Le speranze monzesi vengono infatti riposte nel cassetto due minuti dopo, quando nel breve volgere di 19 secondi Salarich e Ferrer II firmano il 2-1. Il match finisce praticamente in quel momento: il Voltregà non rischia e chiude sul 3-1 con il rigore realizzato da Salarich, dando il via alla prima grande festa europea.

Il Voltregà vince la prima Copa Europa: così la prima pagina di El Mundo Deportivo del 25 aprile 1966

Per Don Victoriano il la soddisfazione è totale: festeggia la vittoria del suo club e si gode una fama che si sta espandendo nel continente “È stata una bella esperienza – afferma il presidente della FISR – e spero che la prossima stagione le iscrizioni aumentino. E sono soddisfatto doppiamente per la vittoria di un club spagnolo”. Su quest’ultima affermazione il boss dell’hockey europeo (e all’epoca mondiale) dormirà sogni tranquilli: dalla prima edizione al 2018 la Spagna porterà a casa ben 46 trofei su 53 disponibili. Un dominio che si basa sulla solidità – soprattutto economica e duratura nel tempo – del Barcellona, che però farà il suo ingresso in Copa Europa solo nella stagione ’72-’73.

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