Personaggi

Dario Rigo, campione senza tempo


Vent’anni sulla breccia per un giocatore universale, capace di adattarsi all’hockey moderno già in tempi antichi

Vent’anni sulla breccia per un giocatore universale, capace di adattarsi all’hockey moderno già in tempi antichi.

Nato il 1° aprile del ’70, Dario Rigo è esploso a Trissino, in nella scuola che ha sfornato talenti con Faccin e Dal Lago, giusto per citarne un paio. Dotato di talento sopraffino, Rigo brucia le tappe e inizia a mettersi in mostra quando, ancora minorenne, diventa colonna della formazione di biancazzurra.

Siamo alla fine degli anni ’80 e l’hockey italiano sfornava talenti in continuazione. Attaccanti fenomenali – Amato e Ale Bertolucci per citarne un paio – e difensori devastanti, come Enrico Mariotti e Alberto Orlandi.

Una generazione di talenti dal DNA vincente, nella quale rientra di diritto anche Dario Rigo. Pattinata sopraffina, fisico imponente, tiro chirurgico e senso del ritmo senza eguali, Dario s’impone alla grande platea nell’Europeo del 1990 vestendo la maglia della Nazionale: di fatto decimo uomo, Massari intravede in lui potenzialità enormi, che confermerà nel corso della sua lunga carriera.

20 anni ad altissimo livello

La carriera di “Darione” è impressionante, soprattutto se analizzata nell’arco temporale di un ventennio. In sostanza Rigo inizia a giocare in un’epoca in cui la facevano da padrone le difese statiche con forme “quadrilaterali” e chiude ad altissimi livelli, in un hockey veloce e dinamico, forse meno tecnico, ma in ogni caso completamente differente da quello anni ’80.

In vent’anni il difensore veneto cambia solamente 7 squadre. Emigra da Trissino nel ’91, come colpo estivo del presidente Ubezio, ma l’avventura in Piemonte dura una sola stagione. Un veloce ritorno a casa permette ai vicentini di arrivare a giocare la prima Final4 di Coppa Italia, tenendo testa al Lodi, che da avversario dei quarti playoff, viene trascinato al supplementare in entrambe le sfide, proprio dalle magie di Rigo.

Nell’estate del ’93 giunge il passaggio al Roller Monza e alla corte di Ferlinghetti inizia a riempire la sua personale bacheca: ringrazierà la famiglia biancazzurra firmando il gol che assegnerà l’ultimo scudetto del Roller, prima della triste chiusura.

La carriera di Rigo tocca tappe importanti: ancora Novara, poi La Coruna, diventando il primo italiano protagonista al Riazor, infine Vercelli e infine Valdagno & Bassano.

Dario Rigo e Aldo Belli

Le annate dal 2002 al 2008 le trascorre in riva al Brenta, vincendo l’incredibile scudetto del 2004, passando poi ai “nemici storici” del Valdagno: a 40 anni suonati conquista altri 3 tricolori da leader autentico, “dominando” in compagnia di due talenti come Nicolia e Pedro Gil.

Alla fine gli scudetti saranno 9, 6 le Coppe Italia e 4 Supercoppe. E per un giocatore così, sembra quasi fin troppo poco…

La Nazionale, amore ripagato

L’inizio dell’avventura in Azzurro è stato qualcosa di travolgente: Lodi, palazzetto perennemente pieno e Campionato Europeo dominato annichilendo Spagna e Portogallo. Rigo segna il suo primo gol in una grande manifestazione al 2’49” della ripresa, firmando l’8-0 all’Inghilterra. Certo, a 20 anni Rigo immaginava forse qualcosa di più di ciò che ha raccolto alla fine: una sfilza di bronzi, due amarissimi argenti iridati (Sesto ’93 e Oliveira de Azemeis ’03), tre agli Europei (Wuppertal ’92, Salsomaggiore ’96 e La Roche ’04, nella sua ultima apparizione), un bronzo Olimpico a Barcelona ’92. Una collezione di medaglie alla quale va aggiunta la più preziosa, vinta nel migliore dei modi.

La gloria vera arriva a Wuppertal

La giornata di gloria, quella sognata da ogni bambino che pratica sport, Dario Rigo l’ha vissuta a Wuppertal, il 21 settembre del 1997.

Gli Azzurri affrontano l’Argentina in finale nel Mondiale di Germania. I sudamericani sono un concentrato di forza e classe e, soprattutto, nel girone eliminatorio avevano “stritolato” gli uomini di Raul Micheli con un perentorio 7-2.


1997: Italia – Argentina 5-0. E’ il quarto – e per ora ultimo – titolo iridato vinto dagli Azzurri

Ma quella domenica l’Italia si dimostra imbattibile. Cunegatti – suo portiere nella maggior parte dei club in cui ha militato -, respinge tutto, compresi cinque rigori. Il Gatto para, mentre Rigo domina, difende, riparte, gestisce il coro di una meravigliosa orchestra. E segna. Non una, nemmeno due, bensì tre reti in una finale Mondiale.

Quella gara finirà 5-0 e la firma di Dario Rigo resterà indelebile nel tempo, impressa da un giocatore devastante, capace di vivere in modo vincente due epoche completamente differenti.

Paolo Virdi

2 Comments

  • Marco Ciupi

    Bellissimo complimenti……..
    Non si crea una cultura senza conoscere la storia……….bravo Paolo e chi ha colaborato con te!!

  • mauro esposto

    Ricordo alla grande l’europeo di Lodi, di cui non persi nemmeno una partita. E il mondiale maledetto di Sesto San Giovanni. Grandissimo giocatore, squadra stellare

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