Hockey Italia,  Storia di un hockey antico

Montreux, nel 1982 l’unico successo dell’Italia

La Coppa delle Nazioni è il trofeo più antico al mondo, con i suoi 98 anni di storia. L’Italia lo ha conquistato 3 volte: con la Juniores nel ’35, con il Monza nel ’46 e con la Nazionale di Massari nel 1982

Mercoledì partirà la Coppa delle Nazioni, il trofeo hockeistico più antico al mondo. Nato in riva al Lago Lemano nel 1921, la kermesse è cresciuta con il trascorrere degli anni, tanto da assumere i connotati di Campionato del Mondo in due occasioni, nel 1939 e nel 1948.

Nel 1924 a Montreux nasce la FISR

A Montreux il pattinaggio e il Rink hockey vanno di moda già dai primi anni del secolo. Una passione l’hockey Montreux, club nato nel 1911, ad invitare squadre straniere per una “gita pasquale in riva al lago”.

Uno dei documenti più antichi: ilGazzettino del Milan Skating prodotto da Benito del Marco, il primo vero scrittore di hockey italiano. (Archivio Marika Kullmann)

Le prime tre edizioni sono di fatto delle gare amichevoli tra i padroni di casa e i tedeschi dello Suttgarter, poi i francesi del Paris e infine la nazionale inglese. Proprio dal confronto con i maestri britannici nasce la versione moderna della Coppa delle Nazioni: siamo nel 1924 e a Montreux l’hockey internazionale compie il suo primo vero passo avanti verso il progresso, fondando la FISR.

Da allora la Pasqua nell’hockey viene contrassegnata dalla Coppa delle Nazioni, che con il passare del tempo muta più e più volte condizioni, formula e partecipanti.

La Gazzetta dello sport annuncia la formazione dell’Italia a Montreux.
(Archivio Marika Kullmann)

Nel corso di 98 anni sono state vissute un’infinità di sfide, nelle quali le italiane hanno curiosamente svolto un ruolo da comprimari. Poche soddisfazioni, tre vittorie e molte sconfitte rocambolesche.

Il primo successo giunge in un torneo dai toni un po’ dismessi. Siamo nel 1935 e a Montreux vince l’Italia juniores, in un girone a 4 in cui prende parte anche il Dopo Lavoro Ferroviario Trieste.

In Europa sono anni tristi, con la guerra che incombe. Eppure l’hockey non si ferma, continuando nella sua progressiva crescita tecnica. Grazie all’esenzione dal conflitto mondiale di Portogallo e Svizzera e al lavoro ininterrotto in Catalunya, l’hockey riparte a livello internazionale prima di ogni altra disciplina.

1946, il miracolo del Monza

Nel libro Hockey pista, un grande romanzo (Paolo Virdi – Linee infinite edizioni, € 14,00) viene narrata la storia del primo successo italiano a Montreux, ottenuto dall’Hockey Club Monza. Siamo alla fine del conflitto e mentre lo sport italiano si sta barcamenando in una difficile ricostruzione, l’hockey ha trovato una dimensione internazionale.

“…La manifestazione, che non si disputava dal lontano ’42, poteva aver una miglior riuscita cercando adesioni con le società, piuttosto che contattare le varie federazioni, ancora in cerca di un’identità.

L’Hockey Monza vincitore della Coppa delle Nazioni 1946.
(Foto: Archivio Marika Kullmann)

Così i brianzoli, vengono convocati a Montreux per la partecipazione ad una sorta di coppa dei campioni, la prima mai giocata. A fare gli onori di ci sarà casa il Montreux, poi i francesi del Biarritz e del Bordeaux, i portoghesi del Lisbona, che si presentano praticamente con la nazionale lusitana e i belgi dell’Anversa. L’Italia avrà due rappresentanti, l’Hockey Monza e il Novara, viste ovviamente con occhi assai critici da chi fino a pochi mesi prima era un nemico conclamato, come belgi e francesi…”

“Il momento storico era delicato. I resti della guerra erano ancora evidenti e viaggiare decisamente era complicato. Ci si muoveva stipati sotto il telone di un camion, oppure su treni che arrivavano fino ad una determinata stazione, poi si doveva continuare su vetusti torpedoni che viaggiavano su strade dissestate….”

“…La Dea Bendata questa volta sembra sorridere ai brianzoli, che a Montreux partono forte, sconfiggendo l’Anversa per 3-2, battendo anche le contestazioni del pubblico elvetico, che alla presentazione degli italiani risponde con bordate di fischi…”.

La squadra di Kullmann però ha sempre in mente l’obiettivo e conduce nel punteggio, come accade nel secondo match, dove a capitolare sono i francesi del Biarritz, sempre per 3-2. La terza sfida è il derby italiano con il Novara, l’avversario di una vita. Anche qui si finisce con un risicato 2-1. Nella quarta partita il contesto non cambia e oltre all’avversario, c’è da sconfiggere il pubblico di casa. Il Montreux sembra tenere, poi Beppe Castoldi e Kullmann piazzano il break decisivo: finisce ancora 3-2 e mancano ancora due avversari. Uno è il Bordeaux, battuto con molta tranquillità per 8-2, L’altro è il Lisbona, formazione che annovera un mix tra i migliori giocatori lusitani, finalmente impegnati in un torneo all’estero.

La porta degli iberici è difesa da Cipriano Santos, gli esterni sono Sidonio e Oliveiro Serpa del Benfica, Jesus Correia del Paço d’Arcos, Raio del Sintra e le riserve Alvaro Lopes dell’Amadora e Rui Pedrosa del Lisgas. Uomini che dal ’47 in poi vinceranno mondiali ed europei in serie. Perché a Montreux non c’è storia. Beppe Castoldi è in forma devastante e infila su assist di Kullmann. Poi, dopo il pareggio di Correia, i fratelli Castoldi costruiscono il vantaggio monzese, trasformato ancora da Giuseppe su assist di Gigi. E lo stesso Beppe con un’azione solitaria firma il 3-1. Il Monza vola verso una vittoria incredibile, Arnaboldi si getta su ogni pallina, mentre Massironi sfoggia tutto il suo repertorio di spaccate, nate da una gioventù trascorsa praticando atletica. La rete di Sidonio Serpa è utile solamente per definire il punteggio finale, ovvero un “classico” 3-2 che incorona il Monza come regina d’Europa. Il pubblico che principalmente fischiava gli italiani, ora tributa applausi e scene di tripudio. La guerra era finita. O sembrava non esserci mai stata…”.

Montreux, il Campionato del Mondo del 1948: squadre schierate, suona la banda.
(Foto: Archivio Marika Kullmann)

1982, l’unica (vera) vittoria degli Azzurri

Montreux, aprile 1982. Il GB Massari decide di affrontare la Coppa delle Nazioni puntando su una Nazionale giovanissima, ma ricca di talento. C’è da preparare il mondiale di Barçelos e il Professore non vuole lasciare nulla al caso. In Svizzera porta due stelle come il metronomo Franco Girardelli, che sta trascinando il Vercelli al primo scudetto e l’astro nascente Pino Marzella. L’asse difensivo è composto dalla coppia toscana Barsi – Cinquini, mentre Paolo Maggi con il lodigiano Aldo Belli formano una coppia d’ali tecnica e velocissima.

L’Italia che vince la Coppa delle Nazioni del 1982: Barsi, Maggi, Cinquini, Belli, Massari (C.T.); Anedda, Marzella, Girardelli, Parasuco.
(Foto archivio privato Franco Girardelli)

La Coppa delle Nazioni è un grande banco di prova, a cui prendono parte l’Argentina e il Portogallo, con formazioni altamente competitive e principali favorite tra le 9 pretendenti. Manca la Spagna, che invia – come spesso accade nel corso degli anni anche all’Italia – un club in luogo delle Furie rosse. Sarà il Cibeles Oviedo a prendere parte alla kermesse regalando, di fatto, il titolo agli Azzurri.

Erano anni in cui si trovava una discreta qualità complessiva, come ad esempio nella Germania, capace di fermare gli Azzurri sul 3-3 nell’ultimo europeo di Essen. Partecipano anche l’Olanda, bronzo al mondiale cileno dell’80, il Montreux, la Francia e l’Angola.

Girardelli nell’angolo alto: per lui è pronto un raddoppio. (Foto archivio privato Franco Girardelli)

L’Italia parte a razzo e il 10 aprile sconfigge 4-3 l’Argentina, grazie all’enorme prova di Girardelli e all’estro di Marzella. Nei giorni seguenti Cibeles (8-2), Francia (5-3) e Olanda (8-3) non sono ostacoli temibili. I padroni di casa vengono sconfitti senza fatica (6-1), mentre l’Angola, battuta con un secco 7-0 e la Germania (5-0) non riescono nemmeno a battere la coppia di portieri formata da Livio Parasuco e dal follonichese Anedda.

Franco “Cirio” Girardelli aiuta l’amico – e compianto – Josè Leste a rialzarsi: i due sono protagonisti della Coppa delle Nazioni. (Foto archivio privato Franco Girardelli)
Una fase di Portogallo – Italia: vinceranno 7-3 i lusitani, che cadranno incredibilmente nell’ultima gara contro il Cibeles.
(Foto archivio privato Franco Girardelli)

Il Portogallo è fortissimo, rifila goleade ad Angola, Francia e Montreux e batte con un secco 7-3 l’Italia. I lusitani però rimettono tutto in gioco perdendo 4-5 un match tiratissimo con l’Argentina. La formazione di Leste e Cristiano commette l’errore di alzare le mani dal manubrio ad passo dal traguardo e cade incredibilmente con il Cibeles, che vince 4-3 e consegnando la Coppa delle Nazioni all’Italia. L’unica a brillare nella bacheca Azzurra in 98 anni di storia.

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