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Oggi è il compleanno del nostro campionato : 98 anni fa la prima partita di hockey

Oggi è il compleanno del nostro campionato. La prima partita ufficiale venne giocata al Patinoire milanese di Corso Sempione tra Veloce Club Milano e l’Hockey Club Excelsior Pola e la prima rete della storia venne segnata dopo soli 4 minuti dall’ala sinistra polese Angelo Fabbro. Alle 21.04 di questa sera il primo gol del campionato italiano festeggerà 98 anni.

23 aprile 1922, il Patinoire di Corso Sempione si appresta ad ospitare il primo campionato italiano di hockey a rotelle. Quattro squadre partecipanti che si affrontano in un girone all’italiana, con due club milanesi e altrettanti giuliani.

I favori del pronostico spettano all’Hockey Club Sempione di Enrico Josti, (padre del bravo giornalista Giancarlo, nda), che pare avere qualcosa in più rispetto al Veloce Club Milanese. Il ruolo di terzo incomodo era ricoperto dall’Hockey Club Triestino dei fratelli De Sisti, squadra che di fatto l’anno seguente verrà inglobata dall’Unione Sportiva Triestina, dando vita ad una storia arricchita da 19 scudetti. Quarta partecipante l’Hockey Club Excelsior Pola, l’outsider del gruppo, eppure la meglio preparata.

Il torneo si svolge con la formula del quadrangolare di sola andata, tre giornate di gara, da domenica 23 a martedì 25 Aprile 1922, con i club milanesi che hanno calendarizzato il derby come partita di chiusura, nella speranza di offrire al pubblico il match clou del campionato. Ma nello sport, oggi come 98 anni fa, mai dare nulla per scontato. Ah, un particolare: si giocava in sette…

«(…) Consentendo la disputa del primo campionato di hockey a rotelle in una pista al coperto, Milano dimostrava già di essere all’avanguardia. Un’autentica rarità per quei tempi e per i cinquant’anni successivi, durante i quali l’hockey troppo spesso sognava di avere un tetto sopra la testa, nel tentativo di evitare che i giocatori non si rompessero l’osso del collo su piste bagnate, calcate con pesanti pattini, sostenuti da angoscianti ruote in metallo o, peggio ancora, in legno » così scrivo in Hockey pista, un grande romanzo, libro pubblicato nel 2018 (linee infinite edizioni) che ho potuto scrivere grazie al lascito di un importante archivio, quello di Bruno Ivo, zelante giornalista triestino, assai vicino alla questione giuliana.

“(…) Le quattro avversarie si sfidarono mostrando contemporaneamente tutta l’italica eleganza e la scarsa praticità dell’epoca. In pista i sette giocatori vestivano con pantaloni “alla zuava” fino alla caviglia e maglie a manica lunga, una fascia alla vita, oltre a una scomoda cravatta svolazzante. Zero protezioni, nemmeno un guanto per il portiere. Edoardo germogli scriveva nel suo libro “Hockey a Rotelle del 1946”, “(…) Un bravo portiere eliminerà la facoltà di usare copripetto e visiera, che praticamente non fanno che ingombrargli i movimenti. Egli deve seguire sempre la palla e sarà quindi in condizione di schivare i tiri alti (sopra la cintola)”. Il bastone era da hockey su prato, introdotto da qualche artigiano inglese, che nei suoi carichi verso le colonie britanniche, facendo scalo al porto di Pola, dotava le squadre giuliane con delle prime rudimentali stecche ricurve”.

Abbigliamento a parte, l’Hockey Club Excelsior Pola, allenato da Augusto Quarantotto, possedeva dei ruoli ben definiti e un sistema di gioco distinto, come affermerà nel corso degli anni Olimpio Policardi, il più longevo della squadra. La porta era difesa dall’eroico Niccolò Sodomacco, che ovviamente parava in piedi, in perfetto stile hockey ghiaccio.

L’Hockey Club Excelsior Pola

La difesa era composta da tre elementi: il terzino destro Gianni Reiss, il centro sostegno Lodovico Maresch (o, nella versione italianizzata, Mares, uomo che da esule costruì negli anni un impero grazie alla commercializzazione di pinne e maschere da sub, come raccontato da Andrea Cordovani, nda) e il terzino sinistro Ermanno Paulin. Le ali erano Angelo Fabbro e Alfredo Mauro, mentre il ruolo di bomber veniva ricoperto dall’elegante Olimpio Policardi, atleta polivalente, amante anche dell’hockey su prato.

Il primo gol della storia ha un orario preciso: le 21.04 del 23 Aprile 1922

Il debutto del campionato italiano avvenne alle ore 21.00 del 23 Aprile dell’anno 1922, sulla pista di Corso Sempione, in una sfida che metteva di fronte il Veloce Club Milano e l’Hockey Club Excelsior Pola. La prima rete della storia non si fece attendere molto e venne segnata dopo soli 4 minuti dall’ala sinistra Angelo Fabbro. Fu il gol che portò in vantaggio il Pola. Eppure l’Excelsior quella sera non giocò un grande hockey, così come narrava la Gazzetta dello sport, puntualmente presente in quel primo campionato “(…) Il Veloce fu inferiore all’attesa e non idoneo a salvare l’onore contro i polesi, che lo hanno battuto nettamente. Quest’ultimi non hanno tuttavia svolto un giuoco molto brillante, anzi, le azioni sono state spesso confuse e prive di tecnica, hanno commesso molti falli per poca dimestichezza col regolamento reggente gli attuali Campionati; hanno però avuto l’abilità di mantenersi all’offensiva per quasi tutta la partita (…)”.

Così narrava la Rosea nell’edizione del 26 Aprile, concludendo il pezzo con la citazione per le due reti di Lodovico Maresch, che chiudeva il primo match della storia con il punteggio di V.C. Milano – H.C. Pola 0-3. A seguire – esattamente come accade oggi con alcuni tornei – sfilarono i padroni di casa del Sempione. Ma anche qui, con grande sorpresa, saltò il banco, con la vittoria dell’H.C. Triestino.

Pronti via e i padroni di casa passarono a condurre con il capitano Vanni. La rete provocò le polemiche della formazione giuliana, che per protesta abbandonò la pista. Così, già alla seconda partita della storia, l’hockey italiano si trovava invischiato in una polemica.

Sempione e H.C. Triestino diedero vita alla prima lite della storia…

Le animate discussioni tra “galantuomini” durarono qualche minuto, poi il Triestino accettò lo svantaggio e tornò in pista. Il punto subito, ritenuto non valido, ovviamente accese gli animi e gli ospiti, inebriati di grande ardore, trovarono il pareggio con Guglielmo De Sisti. I triestini possedevano una miglior tecnica rispetto ai milanesi e sapevano mulinare bene anche i bastoni, costringendo l’ala milanese De Filippi ad abbandonare il campo. La gara era maschia e Ravasi, il centro sostegno del Veloce, ricevette un duro colpo alla bocca, lacerandosi un labbro. Il campionato era appena cominciato, ma s’era già visto di tutto.

Nella ripresa il Triestino allungava con Fioravanti e Gino De Santi, rendendo vana la rete del 3-2 messa a segno da Giordano Aldrighetti. Aldrighetti come ci racconta Andrea Cordovani “un pioniere dei motori, divenne un grande personaggio del motociclismo, vincendo nel ’37 il G.P. d’Italia. Morì al volante di un’Alfa Romeo nel 1939, durante il G.P. di Pescara”. Sua fu l’ultima rete di una 1^ giornata chiusa a notte fonda, con ogni pronostico ribaltato.

La seconda serata di gare regalò altrettante sorprese, con le due formazioni giunte dall’est Italia capaci di ottenere altrettanti brillanti successi. L’Hockey Club Triestino piegò il Veloce Club per 4-1, con le doppiette di Gino De Santi, i gol del fratello Guglielmo e di Fioravante, mentre la rete della bandiera milanese portò la firma di Baccarini. Il Pola sconfisse il Sempione con un secco 7-1: primo tempo chiuso 6-0 e ripresa giocata a ritmi blandi. Mattatore Maresch con un poker, mentre Policardi firmò con una doppietta.

Alla vigilia dell’ultima giornata di gare, le due formazioni milanesi erano appaiate in fondo alla classifica a zero punti e il titolo di campione d’Italia divenne un affare a due tra Pola e Trieste. Un derby giuliano nel tempio milanese assegnerà il primo “valoroso italico titolo”.

Hockey Club Triestino – Hockey Club Excelsior Pola: la prima finale scudetto

Siamo solo nel 1922 e quella che ebbe il fischio d’inizio alle 21 sulla pista del Patinoire di Corso Sempione tra Hockey Club Triestino – Hockey Club Excelsior Pola, era da considerarsi come la prima finale scudetto. Finirà 0-3, ma ne siamo certi, gli sguardi e i volti carichi di tensione erano gli stessi di oggi.

Lo apprendiamo dalle pagine della Gazzetta dello sport, che il giorno seguente racconta la cronaca dell’incontro “Il giuoco inizatosi vivacissimo e violentissimo, specie per causa dei triestini, permette nondimeno ai polesi di imporsi e segnare due goals con Maresch e Fabbro. La ripresa vede, causa la violenza del primo tempo, scendere in campo la squadra di Pola in 6 e la Triestina in 4. Il giuoco riprende nondimeno, ma date simili formazioni rimane scialbo e debole. I triestini fanno miracoli e contengono l’offensiva polese, che però verso la fine riesce a segnare il terzo punto (con Policardi, nda). La squadra di Pola si aggiudica così il primo titolo di Campione d’Italia, titolo che essa si è ben meritato e per classe e per stile di giuoco”.

L’articolo de La Gazzetta dello Sport del 26 aprile del ’22

“Lo stile di gioco”. Augusto Quarantotto lesse le parole della Gazzetta e venne preso da un nodo alla gola. Il suo lavoro era davvero ben fatto.

Il terzo posto andò al Sempione, che s’impose 4-1 sul Veloce Club, grazie a una tripletta di Aldrighetti, che lo consolidò al secondo posto nella classifica marcatori. La prima virtuale stecca d’oro venne vinta dal polese Ludovico Maresch con 6 “punti”. Al terzo posto troviamo il polese Fabbro, autore di 4 reti, tra cui la prima in assoluto della storia dell’hockey. Poi Policardi (Pola) e Gino De Santi (Triestino) 3, Baccarini (V.C. Milano), Fioravante e De Santi Guglielmo (Triestino) con 2, Vanni e Ravasi del Sempione con una rete a testa. Il titolo virtuale di Miglior portiere andò a Niccolò Sodomacco, del Pola, che subì solo la segnatura di Aldrighetti. Questi premi ovviamente non furono stati assegnati, ma ai sette giocatori venne comunque data una medaglia vermeille e una Coppa di grandi dimensioni.

Molti protagonisti dell’Hockey Club Pola morirono deportati dall’esercito di Tito. Angelo Fabbro nel ’43, Niccolò Sodomacco l’anno successivo e l’allenatore Augusto Quarantotto, prelevato il 3 Maggio del 1945 dall’Esercito di Tito, che non gli perdonò la sua appartenenza alla MDT, la Milizia di Difesa, venne fucilato in un campo di lavoro due mesi più tardi.
Paolo Virdi

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