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Porto e una maledizione chiamata Eurolega

Una maledizione. Solo così si può spiegare l’astinenza da vittoria del Porto, che insegue l’Eurolega dal lontano 1990. Quasi 30 anni senza successi, una serie di delusioni che hanno visto l’apice il 2 giugno del 2013, quando la Dragao Caixa si ammutolì per il golden gol di Diogo Rafael, che consegnava il titolo agli eterni rivali del Benfica.

Le cifre che hanno fin qui accumulato i Dragoes sono impressionanti: 11 finali perse, delle quali ben 8 nelle ultime 20 edizioni. Cinque delle ultime sei sconfitte sono giunte per mano del Barcellona, autentico giustiziere del club portista, oltre una serie infinita d’incredibili coincidenze negative. Che esista una “maledizione Béla Guttmann”, esattamente come per i nemici di sempre del Benfica calcio, anche per la formazione allenata da Cabestany?

Fine anni ’90, il periodo vincente

L’epoca d’oro degli anni ’80, quella dei Vitor Hugo, degli Allende, dei Franklin, dei Realista, degli Alves, culminata con la vittoria di due Coppe dei Campioni, è ormai lontana. La prima vittoria giunse nel 1986 a Novara, in quella che viene ancora oggi considerata come la più grande delusione in casa azzurra. Bernardini tempo fa confidò all’autore “È vero, eravamo avanti 5-1 nel primo tempo e nel secondo perdemmo 7-5. Ma là, in casa loro, passammo la metà pista tre volte ed altrettante facemmo gol”. Questo per dare un senso alla forza del Porto.

La finale di andata vinta contro il Novara: il Porto completerà l’opera nel palazzetto di Via Kennedy.

L’altro successo è datato 1990, ed è una vittoria netta e secca, contro un Noia al termine del periodo di massimo splendore. In Portogallo la gara terminò con un tennistico 6-0 con il Noia affondato dalle reti di Realista e Vitor Hugo e dalle doppiette di Tò Neves e Antonio Alves. Una vittoria che rese il ritorno in Catalunya una passerella per Tò Neves e soci. Fu un trionfo, perché il Porto eliminò tutte le pretendenti: il Roller Monza, poi l’Igualada e infine il Noia.

L’argentino Diego Allende, difensore vincente.

Tra quel periodo dorato ed oggi intercorrono 30 anni di prestazioni sciagurate, sconfitte clamorose, di risse e disfatte all’ultimo secondo. E (quasi) sempre contro una formazione spagnola.

Spesso, molto spesso, è il Barcellona di Borregan a porre fine ai sogni di gloria dei portoghesi, come nel 1997: è la prima edizione della nuova Eurolega, “copiata”  da calcio e basket, con una formula che prevede due gironi eliminatori e una final four, che il Barça organizza al Palau.

Barcellona è il luogo più ostile in cui giocare e il nemico più forte da affrontare. Mès que un Club, che fino al 2018 vincerà 12 finali, la metà delle quali proprio con il Porto. In quell’occasione i lusitani, pur trovandosi sotto 0-2, riescono a rimontare, grazie a To Neves ed alla prima rete importante della carriera di Reinaldo Ventura. Si va ai supplementari, che vengono decisi da Enrico Mariotti, che infila una delle sue classiche conclusioni da fuori e da Gaby Cairo, geniale nell’inventarsi un gol ad una mano. Oscar Pereira proverà a riaprire i giochi, ma è troppo tardi: 4-3 e la prima finale secca della storia viene vinta da Barça.

Trascorrono due anni ed il Porto si ritrova ancora in finale: sempre in Spagna, sempre in casa della formazione ospitante, l’Igualada. E ancora una volta i Dragoes si trovano nella situazione di dover rimontare un passivo, prima 0-3, poi 1-4. Paulo Alves si carica i compagni sulle spalle, poi Felipe Santos con una conclusione da dietro porta beffa Llaverola raggiungendo il 4-4. Si va nuovamente al supplementare e Cardà, ben imbeccato da Guillen, segna la rete del vantaggio. I portoghesi reagiscono e acciuffano il pari a 2’ dalla sirena grazie a Reinaldo Ventura. Questa volta nemmeno l’overtime è sufficiente a definire il vincitore. Saranno i tiri di rigore ad assegnare il trofeo all’Igualada, grazie all’eterno Santi Cardà, che regala l’incredibile ”sexta copa” ai catalani.

Il 30 aprile del 2000 arriva il peggior epilogo di sempre

L’anno successivo la dirigenza portista decide che la finale non dovrà sfuggire ed organizza le Final four in casa. Sei mila spettatori al Pavilhao Rosa Mota, un tutto esaurito per una due giorni che si conclude con un intrigo internazionale.

Dopo una brillante semifinale vinta contro gli eterni nemici del Benfica, il Porto si ritrova contro  il Barcellona, giustiziere del Novara. Apre le marcature Reinaldo Ventura, con un rigore chirurgico, pareggia Borregan in una personale sfida tra talenti puri. Il Porto questa volta si trova a condurre,  condizione psicologica mai avvenuta in passato, grazie a Ventura, che firma il 2-1 con un bolide da metà pista che sorprende un Folguera coperto. Ma il Barcellona ha talento da vendere e Borregan manda ancora una volta tutti al supplementare. Il match è durissimo, i contatti e le bastonate si sprecano. La svolta giunge a pochi secondi dal termine: Benito viene agganciato da Neves ed il tiro di prima viene affidato a Beto Borregan: finta, gancio e gol del 2-3. È l’ultimo atto di gioco prima della pazzesca rissa finale, che lascerà strascichi polemici per molto tempo, con il Sindaco di Oporto che arriverà a porgere scuse ufficiali al Alcalde di Barcellona. Roba dell’altro mondo.

Anche gli anni 2000 sono dolorosi

La vicissitudini del Porto non finiscono qui. Dal 2004 si apre un triennio di delusioni concenti: a Viareggio è ancora il Barcellona con Benito e Panadero a condannare (3-0) i Dragoes. L’anno successivo in casa del Reus i biancoblu terminano ancora in finale dopo aver eliminato l’Oliveirense dell’irriducibile ex Tò Neves, trovando, ovviamente, il Barcellona.

Questa volta i Dragoes passano a condurre con un rigore di Ventura, ma è un fuoco di paglia, perché Borregan è incontenibile e insieme alle reti di Paez e  Carlitos Lopez, chiude la rimonta sul 3-1.

Un’altra delusione pazzesca giunge a Torres Novas,  nel maggio 2006: il Porto parte con i favori del pronostico per via del fattore campo. Ma deve fare i conti con il Follonica, deciso ad entrare nella storia dopo aver fatto saltare il banco con il Barcellona. Qui la debacle è clamorosa: i maremmani vincono 9-4 infliggendo al Porto il passivo più pesante di una fase finale di Eurolega.

Gli anni passano e per il trio Reinaldo Ventura, Filipe Santos, Edo Bosch,  con l’aggiunta di Pedro Gil, le delusioni restano. Anzi aumentano a dismisura.

Nel 2007 e nel 2009 è il “Palabassano” il teatro della disfatta lusitana. Prima con un golden gol di Panadero, in una gara dove pesano le reti “fantasma” di Paez  e la punizione beffarda di Ordeig; poi, due anni dopo, è proprio il Bassano padrone di casa a stroncare i sogni di gloria del Porto, grazie alle perle di Silva, Antezza e Zen, che rendono ininfluente la doppietta di Emanuel Garcia.

Nel mezzo la maledizione del Porto si chiama Vic, che ribalta con un 4-0 il passivo di 1-4 patito in Portogallo e nega la Final four ai lusitani.

La serie di sconfitte del Porto è impressionante e nell’unica Final6 giocata a Valdagno (2010) è ancora il Barcellona a fermare i Dragoes: a Valdagno la sfida diretta termina in pareggio, ma è la differenza reti a condannare Ventura & Co.

Reinaldo Ventura: per lui una serie incredibile di delusioni legate all’Eurolega, ad oggi l’unico trofeo che manca alla sua ricca bacheca (Foto Mirabile)

L’elenco prosegue, inesorabile: 2011, Andorra, luogo in cui l’illusione ed il sogno si concludono con un incubo pazzesco. Il quarto di finale Porto-Barcellona catalizza l’attenzione generale e questa volta vince il Porto, al termine di una grande rimonta: Carlos Lopez e Torra vengono raggiunti da Ventura ed E. Garcia. Reinaldo Garcia, illustre ex di turno, punisce Bosch con la rete del 3-2, prima del capolavoro di Pedro Gil, che prima spedisce tutti al supplementare a 55” dal termine, poi, con una magia, lancia il Porto in semifinale. Dove a spezzare il sogno di un trionfo arriva il Liceo del giovane portiere Xavi Malian, che in questa partita trova la consacrazione a livello europeo, eliminando i biancoblu ai tiri di rigore.

La serie continua, con la maledetta finale del 2013, quando Diogo Rafael nell’overtime infrange i sogni di gloria Ventura & co. Nel 2014 raggiunge ancor ala finale; prima si vendica del Liceo ai rigori, poi sconfigge il Vendell per 6-3: in finale deve però cedere le armi al Barcellona, ancora per 3-1.

Helder Nunes: quella di Lisbona sarà l’ultima occasione di alzare il trofeo più ambito. Il fenomeno cresciuto nel Braga l’anno prossimo vestirà la camiseta blaugrana (Foto Mirabile)

Nel 2015 il Porto elimina nei quarti il Benfica, ma viene beffato in semifinale dal golden gol di Ordeig, che a Bassano – luogo maledetto per i Dragoes – spinge il Vic di Burgaya in finale.

Le stagioni successive sono amare, con due eliminazioni patite ai quarti per mano di Oliveirense e Reus, mentre è ancora fresco il ricordo dello scorso 13 maggio: si gioca ancora alla Dragao Caixa e dopo una semifinale trionfale contro lo Sporting è nuovamente sfida al Barça. I catalani segnano con Ordonez e Alvarez, mentre Gonçalo e Helder Nunes regalano energia ai padroni di casa, che invece devono cedere la finale numero 11 della sua storia alla doppietta di Pau Bargallò.  Se non è una maledizione, poco ci manca.

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